Il mondo cambia e propone nuove e inusuali prospettive: il prossimo World Economic forum di Davos sarà aperto per la prima volta da un presidente cinese. Xi Jinping parlerà in difesa della globalizzazione, contro il protezionismo. E mentre Pechino «apre» a un incontro con il team di Trump in Svizzera, confermandosi «responsabile» in questo iniziale confronto, il futuro segretario di stato americano Rex Tillerson gelale migliori intenzioni di Pechino: «Dovremo mandare alla Cina un segnale chiaro, prima di tutto che fermi la costruzione di isole, poi che il suo accesso a queste isole non sia consentito».


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La relazione tra le due principali potenze mondiali si prepara a delinearsi, in un contesto inaspettato: nel ruolo della potenza responsabile c'è infatti la Cina. Pechino ha osservato con molta cautela le intemperanze verbali di Trump, compresi gli sgarbi diplomatici come nel caso della telefonata con la presidente taiwanese Tsai, fiduciosa probabilmente che una volta installatosi a Washington anche Trump possa arrivare a più miti comportamenti.

Vedremo, per ora Pechino insiste nel suo stile: calma, aperture al dialogo, ma fermezza sui punti non in discussione (Taiwan e mar cinese meridionale). Di contro gli Usa di Trump sembrano invece piuttosto frenetici e irresponsabili: anche le recenti «uscite» del futuro segretario di Stato sul mar cinese meridionale non indicano una strategia riflessiva da parte degli Usa, che forse ignorano il reale rischio di un incidente nelle ormai affollate acque del Pacifico.

Anche da un punto di vista del soft power è la Cina che pare comportarsi in modo più sensato: aperture al dialogo, Jack Ma che incontra Trump, nessuna risposta violenta a provocazioni provenienti da Washington, difesa del commercio internazionale e della globalizzazione contro le tendenze protezioniste della nuova amministrazione americana.

In tutto questo, però, le avvisaglie per Pechino non sono delle migliori, perché il tycoon americano sembra voler proseguire, anche una volta installatosi alla Casa bianca, nella sua strategia naive a colpi di tweet e frasi roboanti e ad effetto.

E quando non ci pensa lui, ci pensano i suoi collaboratori. Rex Tillerson, segretario di Stato nominato, ha sostenuto che a Pechino non dovrebbe essere consentito l'accesso alle isole che ha costruito e militarizzato nel conteso mare cinese meridionale.

Tillersone ha anzi paragonato questa mossa all'annessione della Crimea da parte di Mosca. «Dovremo mandare alla Cina un segnale chiaro, prima di tutto che fermi la costruzione di isole, poi che il suo accesso a queste isole non sia consentito», ha detto nella sua audizione al Senato, proseguita per tutto il giorno.

La Cina per ora nicchia, non risponde e anzi rilancia. A margine dell'attesa per il discorso inaugurale, per la prima volta nella storia, del presidente cinese a Davos, la prossima settimana, la diplomazia cinese ha fatto sapere di essere disposta a incontrare anche la controparte americana.

Il vice ministro degli Esteri Li Baodong, nel briefing con i media sulla visita di Stato di Xi nella Confederazione elvetica (15-18 gennaio), ha detto che «ci sono canali di comunicazione aperti» e che l'ipotesi si potrà realizzare «se il programma lo permetterà e se c'è il desiderio» delle parti di farlo.

Al Forum per gli Stati Uniti parteciperanno il vice presidente uscente, Joe Biden, e il segretario di Stato uscente, John Kerry. Insieme a loro saranno presenti alcuni membri della squadra del neo eletto presidente Donald Trump, come confermato dal presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab.

Nel frattempo i media cinesi hanno provato a cogliere i lati positivi degli ultimi avvenimenti, come l'incontro a New York tra Jack Ma e Donald Trump. Secondo il Global Times, «È il segnale che Trump, le cui posizioni nette hanno proiettato clamorosi dubbi sui rapporti bilaterali, ha lasciato la porta aperta alla cooperazione pragmatica con le compagnie cinesi».

I cinesi sottolineano che questa «cooperazione» potrebbe aiutare l'economia Usa e la creazione di nuovi posti di lavoro. Jack Ma, in ottimi rapporti con Barack Obama, ha parlato di un milione di piccole imprese, soprattuto del Midwest, da aiutare a vendere i prodotti sulla piattaforma e-commerce in Cina e Asia.

@simopieranni

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