La prima immagine ufficiale del nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) russo Rs-28 Sarmat – nome in codice Nato Satan 2 – ha causato un’enorme eco mediatica. Con in suoi numeri colpisce prima ancora di essere lanciato. Ma che se ne fa la Russia?


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Le caratteristiche del nuovo ICBM trapelate dalla gongolante stampa russa sono tipiche della magniloquenza militare della migliore tradizione sovietica. Dimensioni, potenza, gittata, velocità, tutto è soverchiante. Una dimostrazione muscolare che si riassume nel suo potere distruttivo: fino a 40 megatoni, qualcosa come 2.600 bombe di Hiroshima tutte in una. Abbastanza per cancellare dalla faccia della terra un grosso Paese europeo. In realtà, però, non è questo che dovrebbe preoccupare. Perché il predecessore dell’Rs-28, il Satan R36M, che andrà a sostituire può già trasportare testate nucleari per un potenza fino a 20 megatoni. Detto in altri termini, Putin può già incenerire la Francia o il Texas, come hanno scritto un po’ tutti i giornali. La forza del Satan 2 è nella sua capacità di superare le difese Usa.

La minaccia della difesa

Il senso politico del nuovo ICBM può essere riassunto dalla descrizione che ne fa Sputnik, il braccio armato della propaganda russa. «Il missile Sarmat è la risposta alla minaccia dei sistemi di difesa missilistica pensati per rompere l’equilibrio globale strategico». Per quanto sia difficile non sorridere davanti all’ossimoro di una «minaccia» rappresentata da un sistema difensivo, la cosa è seria. Tradotto dal contorsionismo logico dei redattori di Sputnik, il riferimento è ai sistemi di difesa missilistica statunitensi, come il Ground-Based Midcourse Defense (GDM) e l’Aegis Ballistic Missile Defense System (ABMD), già in funzione in Romania e preso in Polonia. E infatti Sputnik continua affermando che «Sarmat sarà una risposta efficace al dispiegamento di sistemi di difesa missilistica americani vicino al confine con la Russia». Questi sistemi, basati sull’utilizzo di potenti radar e missili intercettori, possono già prevenire un attacco nucleare con gli attuali Satan R36M, abbattendoli in diversi stadi del volo. Il nuovo Sarmat potrà bucare «ogni sistema di difesa missilistica presente e futuro», perché volerà a velocità variabili tra le sette e le dodici volte quella del suono come un missile ipersonico, potrà cambiare la propria rotta anche dopo il lancio, potrà raggiungere gli Stati Uniti persino passando sopra il Polo Sud e, prima dell’impatto, libererà dalle 10 alle 15 testate nucleari autonome che si sparpaglieranno sull’obiettivo. Impossibile da acchiappare.

Un sistema di deterrenza

Il Sarmat è uno strumento di deterrenza, quindi. Come ha detto il generale Viktor Esin, ex capo delle Forze missilistiche strategiche, al quotidiano Izvestija, «Non saremo mai noi i primi a colpire con un missile nucleare. Il Sarmat non serve a questo, è un’arma di rappresaglia. Possiamo lanciarli in caso di attacco, finché i missili del nemico sono ancora in volo. Il nemico questo lo sa, ecco perché Sarmat garantisce la nostra sicurezza come gli altri sistemi di difesa». Serve, insomma, secondo i russi, a ristabilire un equilibrio nucleare dopo che lo scudo missilistico americano aveva concesso agli Usa una superiorità che, paradossalmente, avrebbe potuto rendere meno improbabile il ricorso alla guerra atomica. E che forse era alla base della decisione di abbandonare il trattato ABM sulla limitazione dei sistemi antimissile, nel 2001.

A proposito di trattati, lo START-3 prevede che entro il 2018 si gli Usa che la Russia possano disporre di soli 700 missili per massimo 1550 testate ciascuno. Mosca, che ora ha 526 razzi e 1648 testate, dovrà disfarsi di 154 Satan, che però non saranno rimpiazzati da altrettanti Sarmat, dato il numero maggiore di testate che quest’ultimo può portare. Sempre che, però, gli accordi tengano al deteriorarsi delle relazioni tra Mosca e Washington.

@daniloeliatweet

 

 

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