I timori che la legge antiterrorismo firmata da Putin a luglio mettesse a rischio la libertà di culto si stanno avverando. Con la sua entrata in vigore le religioni diverse da quella russo ortodossa non hanno vita facile.


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La legge 274 contro il terrorismo ha già fatto le sue vittime tra chi col terrorismo non ha proprio niente a che fare. Qualche settimana fa Donald Ossewaarde, un predicatore battista Americano che vive da anni in Russia è stato arrestato e multato per aver organizzato – come faceva da anni – un gruppo di discussione sulla bibbia a casa sua, in un cittadina a sud di Mosca. Alla fine di luglio Ebenezer Tuah, uno studente protestante ghanese è stato messo in manette e tenuto in cella per una notte, prima di essere rilasciato con una multa di 50mila rubli. Insieme ad alcuni suoi connazionali aveva organizzato un battesimo in una piscina, affittata per l’occasione, nella città di Tver.

Tutto per colpa del divieto di professare la religione al di fuori dei luoghi di preghiera autorizzati dallo Stato. Non importa neppure se lo fai in casa tua.

Colpire le religioni «straniere»

La legge antiterrorismo ficca il naso prepotentemente nella vita privata dei russi. Obbliga i gestori delle telecomunicazioni a conservare copia di tutto ciò che i cittadini si scambiano con in telefoni, dai messaggi alle foto. È talmente pervasiva che Edward Snowden – solitamente poco propenso a criticare il Paese che gli garantisce l’incolumità in esilio – ha parlato di «legge Grande Fratello».

Ma quando si viene alle religioni, la norma è persino peggio. Sono vietate le riunioni religiose in luoghi non registrati, il proselitismo via internet e persino l’attività missionaria senza autorizzazione. Pena multe fino a 15mila dollari o, per gli stranieri, l’espulsione dal Paese.

Ad avere la peggio saranno le religioni «non russe», protestanti, battisti, testimoni di Geova, avventisti del settimo giorno, e magari anche i pastafariani, che hanno innumerevoli problemi a ottenere permessi per costruire chiese e luoghi di culto e si ritrovano spesso in casa di qualcuno.

Tutto tranquillo invece per la chiesa russo ortodossa del patriarcato di Mosca.

Religione di Stato

E non stupisce. Il patriarca di Mosca, Kirill, va a braccetto con Putin.

Negli ultimi anni il ruolo politico della Chiesa ortodossa in Russia si è fatto sempre più forte e la sovrapposizione del piano religioso su quello politico è sempre di più la norma. L’appoggio incondizionato di Kirill alle scelte politiche di Putin e, anzi, al suo stesso ruolo di capo indiscusso del Paese, ne hanno fatto un pilastro dello stesso potere del Cremlino. Quasi una religione di Stato.

Nei suoi discorsi Kirill non manca di ricordare il primato della legge morale su quella statale, ma nello stesso tempo rimarca l’identità dei valori tradizionali con l’essenza stessa della Russia. Due principi molto dibattuti negli ambenti laici, e che vanno in contrasto anche con la stessa costituzione russa che sancisce la netta separazione tra Stato e Chiesa. Ma che fanno sempre più parte integrante della dottrina nazional-putiniana.

E la nuova legge dà un’altra spinta in questa direzione.

@daniloeliatweet

 

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