The burned-out exterior of "Cappuccino" restaurant is seen in Ouagadougou, Burkina Faso, January 17, 2016. REUTERS/Joe Penney

Con l'Occidente concentrato a combattere contro Isis, l'organizzazione di Bin Laden sta riprendendo vigore, dall'Afghanistan alla Libia, passando per la Siria.


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Lo Stato islamico ha conquistato il monopolio del terrore, ma solo sui nostri media. L’organizzazione terrorista più diffusa e più sostenuta del mondo islamico è al Qaida, che non solo è sopravvissuta alle guerre di export democratico, ma le ha usate per rafforzarsi, come adesso sta usando la fama globale del suo principale concorrente. Isis, appunto.

Con europei e americani concentrati a combattere contro il Califfato, infatti, l’organizzazione di Bin Laden si è potuta espandere e radicare in luoghi lontani dai riflettori. Secondo l’American enterprise institute, ad esempio, Al Qaida nel Maghreb islamico sta “risorgendo” con l’obiettivo di costruire una serie di emirati islamici in Africa che unificherà in un califfato. Il consenso che riscuote tra le popolazioni spesso non deriva dalla condivisione ideologica, ma dal fatto che l’organizzazione appoggia rivendicazioni etniche fornendo ai clan un sostegno contro il nemico.

Gli attacchi di Aqmi nel Nord Africa sono diventati sempre più sofisticati e si sono moltiplicati in tutta l’area che va dal Golfo di Guinea al Mediterraneo. Al Qaida ha ricostruito il suo santuario in Mali dopo l’intervento francese del 2013 e da lì è capace di agire a migliaia di chilometri di distanza. Molto attiva al confine tra Tunisia e Algeria, dove ha attaccato una postazione dell’esercito il 29 agosto, facendo tre morti, Aqmi non rinuncia ad allargarsi verso sud-ovest, minacciando di colpire tutti i Paesi coinvolti nella “invasione francese del Mali”. E visto che ha già attaccato il Burkina Faso, adesso ci si aspetta un attentato in Costa d’Avorio, presa di mira per la sua solida crescita economica, e un tentativo di coinvolgere nel jihad Senegal e Ghana. Certamente il Golfo di Guinea interessa molto ad al Qaeda, che qui raccoglie una delle merci che è più brava a commercializzare: la cocaina proveniente dal Sudamerica. I terroristi la trasportano attraverso il deserto per poi affidarla ai trafficanti sulla costa della Libia, uno dei Paesi dove ha Aqmi maggiori margini di crescita.

Nell’ex Jamahiriya di Gheddafi, infatti, Stati Uniti e alleati europei si sono scagliati contro i militanti di Isis col sostegno delle milizie di Misurata. Ma il nuovo governo di unità nazionale, che avrebbe autorizzato l’attacco, non controlla che una piccola porzione della Libia e le reclute dello Stato Islamico che hanno dovuto capitolare hanno approfittato dell’anarchia generale per nascondersi. Ora che il progetto di califfato è naufragato, è probabile che le sue reclute torneranno a combattere dove avevano iniziato a farlo, e cioè con Ansar al Sharia – creata nel 2011 da veterani di al Qaeda. Il gruppo di islamisti libici è molto potente ed ha approfittato della cacciata di Gheddafi per imporsi come alfiere del popolo e infiltrarsi nelle nuove milizie tribali che controllano buona parte della Libia orientale. Gli analisti dell’American enterprise institute ritengono che da queste coste al Qaida potrà attivare nuovi attacchi all’Occidente, sfruttando il traffico di migranti e la destabilizzazione dei Paesi vicini.

Ma al Qaida non significa solo Aqmi. Sono alleati di al Zawahiri anche le Brigate al Nusra in Siria, i Talebani in Afghanistan e in Pakistan, i fondatori dell’Emirato in Yemen, i ribelli caucasici, il Partito islamico del Turkestan in Cina. Nei primi due casi (Siria e Afghanistan) la loro forza cresce proprio grazie al disinteresse occidentale.

A Damasco il successore di Bin Laden al Zawahiri ha mandato i suoi emissari sin dai tempi in cui è scoppiata la guerra civile, ovvero nel 2011. Al Qaida ha fondato il gruppo strategico Khorasan, che ha patrocinato la nascita di una serie di milizie radicali tra le quali al Nusra è solo la più nota. La strategia è quella di sfruttare vari gruppi simpatizzanti per far disperdere energie al nemico e poter conservare la sua presenza nella regione anche se una di quelle brigate viene sconfitta. I principali alleati di Zawahiri in Siria oggi sono Jabhat Fateh al-Sham – nuovo nome di al Nusra, che dice di aver ritirato l’affiliazione ad al Qaida ma in realtà vi è sempre legata – e Ahrar al-Sham. I due gruppi stanno sfruttando l’indebolimento del Califfato e soprattutto l’ambiguità degli attori in campo per guadagnare terreno. In particolar modo Ahrar al-Sham, da sempre alleata della Turchia, sta approfittando dell’intervento di Ankara contro Isis e contro i curdi per gabbare persino gli americani. Washington, infatti, sta fornendo supporto aereo alle truppe turche che combattono sull’Eufrate, senza curarsi del fatto che al loro fianco avanzano i miliziani di Ahrar.

E infine l’Afghanistan. In questo Paese il vuoto lasciato dall’esercito americano è stato subito riempito dagli integralisti di sempre: i talebani, da tempo arrivati a quota 60mila reclute.

Pur rappresentando un movimento a se stante, gli “Studenti del Corano” sono solidi alleati di al Qaida e combattono contro l’espansione dello Stato Islamico. Grazie al loro aiuto, l’organizzazione di al Zawahiri sta riprendendo piede nel Paese, come riconosce anche il ministro afgano della Difesa Massom Stanekzai: «al Qaida è molto attiva. Lavorano nel silenzio e si riorganizzano per preparare attacchi importanti». Anche il generale Usa Buchanan riconosce che «Non sono moltissimi e si trovano in aree remote, ma siamo preoccupati di ciò che potrebbero fare».

@ceciliatosi

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