Migranti che lavorano alla raccolta delle mele. Suckley, Gran Bretagna REUTERS/Eddie Keogh.
Migranti che lavorano alla raccolta delle mele. Suckley, Gran Bretagna REUTERS/Eddie Keogh

L’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro si scontra con numerose barriere. Il forte ritardo nelle procedure di richiesta d’asilo, l’inadeguatezza dei centri di accoglienza, la carenza di alloggi possono rendere difficile la ricerca di un impiego. È quanto riporta una ricerca di Eurofound.


LEGGI ANCHE : Somalia: tutti pazzi per il bandy


Sembra infatti che per ottenere un'occupazione sia necessario godere già dello status legale di protezione internazionale, seppure si siano introdotte delle misure per facilitare l’ingresso al lavoro anche di richiedenti asilo visto il forte afflusso.

La difficile ricerca del lavoro per i richiedenti asilo

Le condizioni di sovraffollamento, di carenze di servizi di assistenza di base e l’inadeguatezza dei centri di accoglienza rendono difficile una preparazione e formazione dei migranti all’immissione nel mondo del lavoro. Così come la carenza di alloggi fa si che non si possa contare sulla prossimità dei luoghi di lavoro, i fondi destinati ai servizi per l’impiego di richiedenti asilo sono in misura minore di quelli per i rifugiati. Le regole per la sicurezza sociale dei migranti variano tra i paesi e spesso sono meno favorevoli a quanti stanno avviando le procedure per le domande d’asilo rispetto ai rifugiati e ad altri gruppi di migranti. I datori di lavoro ricevono fondi a favore dell’assunzione di migranti in attesa della domanda di asilo solo sporadicamente e anche lavorare come indipendenti è difficile a causa dell’incertezza , spesso prolungata nel tempo, dello status legale. Ma anche ai minori, richiedenti asilo, non sempre è garantita una formazione scolastica adeguata ad accoglierli anche se gli stati membri riconoscono il diritto di frequentare la scuola dell’obbligo.  

In diversi stati Ue poi a causa anche della crisi economica degli ultimi anni, l’accoglimento dell’asilo è diventato temporaneo e questo può avere ricadute sulla posizione lavorativa del migrante: i datori di lavoro possono avere così un deterrente per non assumere migranti o offrire loro contratti di lungo periodo o investire sulla formazione della persona. I datori di lavoro chiedono invece procedure più veloci per poter usufruire di nuova forza lavoro in un’Europa che sta invecchiando. I paesi hanno poi ridotto in molti casi il sussidio di disoccupazione per i migranti e questo fa si che se da una parte possa accrescere la motivazione nella ricerca di un impiego, dall’altra finiscano invece per vivere in condizioni di vita pessime, ai margini della società ed essere sempre più lontani da qualsiasi opportunità di reinserirsi e trovare lavoro. Anche la difficoltà nei ricongiungimenti familiari può ritardare il processo di inclusione sociale nei paesi ospitanti. Per quanto riguarda la distribuzione dei migranti, i governi dovrebbero tenere conto delle considerazioni dei datori di lavoro. Un ruolo potrebbero giocarlo, secondo la ricerca, anche intermediari del mondo del lavoro privato e agenzie per il lavoro temporaneo.

Minori negli hotspot tra abbandono e rischio di abusi

I minori non accompagnati vivono in condizioni di abbandono o a rischio di abusi, trattenuti nei centri di accoglienza per la salvaguardare la propria incolumità e sicurezza, ma in realtà spesso il servizio di sorveglianza è inefficace. È quanto riporta l’Agenzia Ue per i diritti Umani (FRA) che chiede in un’ opinione di migliorare le condizioni degli hotspot, l’accesso al supporto legale e la diffusione di informazioni sui diritti dei migranti, aumentare i fondi per un servizio di sorveglianza per la sicurezza dei minori, assicurare la presenza di traduttori e rendere più semplice il riconoscimento delle vittime di traffico umano. I processi di riunificazione familiare dei minori dovrebbero essere considerati priorità e si dovrebbe cercare di avere maggiori informazioni possibili sui familiari senza essere condizionati dalle scadenze burocratiche e la fretta di chiudere il caso.  Queste considerazioni meriterebbero di essere inserite tra le priorità nel processo di riforma del Regolamento di Dublino.

@IreneGiuntella

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE