Paul Gauguin, «Aha oé feii (Eh quoi tu es jalouse?)» (Come, sei gelosa?) , estate 1892
Paul Gauguin, «Aha oé feii (Eh quoi tu es jalouse?)» (Come, sei gelosa?) , estate 1892

A due anni dalla sua grandiosa inaugurazione, la Fondation Louis Vuitton torna a far parlare di sé.


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Non per l’audace struttura progettata da Frank Gehry, prima vera meraviglia della collezione Vuitton.

Neanche per l’ambientazione suggestiva, immersa tra le piante frondose e gli specchi d’acqua del Jardin d’Acclimatation, un’oasi dove il dialogo tra arte e natura non solo è invogliato, ma armonioso e proficuo, stando ai primi risultati presentati al grande pubblico.

Nemmeno per l’accrescersi di un’imponente collezione permanente, supportata da importanti commissioni artistiche e da numerosi eventi multidisciplinari, con una predilezione per quelli musicali.

Invece farà parlare di sé almeno fino al 20 febbraio 2017, grazie all’eccezionalità della mostra in calendario e al colpo di scena durante l’inaugurazione autunnale della stessa, disertata dall’ospite d’onore, il presidente Putin.

Un benvenuto controverso per la Collezione Shchukin - arrivata dalla Russia e presentata al pubblico internazionale con il titolo Icone dell’arte moderna - ma non si può dire che sia una novità, dati i trascorsi della stessa. Storia affascinante quella della collezione e del suo artefice, il celebre magnate russo Sergei Shchukin, nato a Mosca nel maggio 1854 e morto nel gennaio 1936 da esiliato, a Parigi, la città che lo sostenne nel comporre la sua collezione e lo accolse quando con la famiglia fuggì dai bolscevichi e dalla Rivoluzione.

Shchukin ereditò dal padre un solido impero tessile e continuò a farlo prosperare dedicandosi in parallelo, con passione e con gusto, ai suoi interessi in campo artistico. Amico e mecenate di molti grandi artisti di inizio Novecento, comprò Picasso, Matisse e Gauguin quando ancora non avevano un mercato, per non parlare dei dipinti di Renoir, Van Gogh, Lautrec, Pissarro. Mentre s’inaspriva la tensione sociale in Russia e nonostante le perdite familiari che si trovò ad affrontare – la prima moglie e due dei suoi figli vennero a mancare per malattia oppure per tragici incidenti -  Shchukin non smise mai di sostenere gli artisti che lo ispirarono, portandone le opere e l’insegnamento creativo dalla capitale dell’arte francese a Mosca, aprendo le porte del suo palazzo-museo, il magnifico Trubeckoj, ad ospiti e ad artisti dell’avanguardia russa, che ebbero così modo di confrontarsi con l’innovazione degli Impressionisti francesi.

La situazione in patria divenne insostenibile e disperata a partire dall’8 novembre 1918, quando attraverso un decreto del Commissario del Consiglio del Popolo, firmato da Lenin, la Galleria Shchukin sita in Bolshoy Znamensky pereulok n. 8 e tutto il suo contenuto divennero di proprietà del popolo. Fu allora che Shchukin dovette rassegnarsi alla perdita di oltre 250 capolavori raccolti nell’arco di una vita, e si mise in salvo con la seconda moglie e la figlia, scappando alla volta di Parigi.

Oggi, a quasi un secolo esatto di distanza, André-Marc Delocque-Fourcaud, nipote di Shchukin nato e vissuto in Francia per 74 anni, è riuscito ad organizzare una grande mostra che riunisce circa 130 opere di Sergei Shchukin, tra cui annoveriamo otto capolavori di Cézanne, tredici tele di Monet, tutte le opere acquistate da Gauguin e molti altri dipinti incredibili e quasi inediti finalmente riuniti, come avrebbe voluto il proprietario.

Un impegno enorme in termini organizzativi, se si considerano i vincoli legali e assicurativi, le lunghe mediazioni e le tensioni politiche tra Francia e Russia, oltre alla consapevolezza del valore inestimabile di una collezione di fatto sottratta al suo legittimo proprietario e ai suoi eredi.

Un momento di condivisione emozionante ed esclusivo, fortemente voluto per raccontare un pezzo di storia che racchiude in sé arte e politica, patria e famiglia, coraggio e sconfitta, passione e rinuncia.

Icone dell’arte moderna. La Collezione Shchukin

22 ottobre 2016 – 20 febbraio 2017

Fondation Louis Vuitton, Parigi

http://www.fondationlouisvuitton.fr/expositions/icones-de-l-art-moderne-la-collection-chtchoukine.html

@benedettabodo

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